Racconto Urban Fantasy di Liliana Fiume
La città era un cupo agglomerato d'asfalto polveroso, rigido acciaio e cemento immerso in un'aria brumosa, a tratti irrespirabile.
Nel parco cittadino, l'ultima isola naturale, l'autunno incipiente aveva ammantato il bosco di caldi colori. Le foglie sfoggiavano mille sfumature dal giallo pallido al rosso rubino, senza dimenticare le tinte dell'ocra e del marrone.
Come ogni giorno, il vecchio custode si sedette sulla solita panchina. Scartò il pranzo e cominciò a mangiare. Fu allora che li vide.
Erano una bella coppia. Lei piccola e incredibilmente graziosa, lui alto e flessuoso, il volto ombreggiato dalla visiera di un cappellino da baseball, che le cingeva le spalle con un braccio.
Inaspettatamente, a una svolta del sentiero, furono colpiti da una specie di grosso istrice che piombò su di loro sbucando direttamente dal terreno.
Il giovane finì a gambe all'aria. La ragazza raccolse un ramo da terra e cominciò a colpire l'animale sul groppone.
Disorientata da quella pronta reazione, la belva battè in ritirata, tornando a nascondersi nella sua tana.
Il custode si affrettò a raggiungerli.
- Ehi, ti sei fatto male? - chiese al giovane che nel frattempo si era rialzato.
- No, credo di no. Quella povera creatura, però ...
- Quella povera creatura vi avrebbe uccisi entrambi! - replicò seccamente il vecchio - I royster diventano sempre più folli e aggressivi. Per fortuna la tua ragazza ha i riflessi pronti.
Il giovane scosse la testa: - La natura è contaminata, per questo gli animali impazziscono.
- Già, lo penso anch'io - ammise l'altro - peccato che ormai non ci sia più nulla da fare. Il processo è irreversibile.
- Non credevo che passeggiare nel parco fosse pericoloso - osservò la ragazza guardinga.
Aveva occhi stupendi, notò l'uomo ammaliato. Verdi e brillanti come le foglie nuove riflesse nell'acqua di uno stagno a primavera. Identici, nel colore, a quelli del suo compagno. Forse erano fratelli. E avevano anche lo stesso profumo che ricordava l'erba appena tagliata di un prato sulla collina.
Le sorrise: - Le aggressioni non sono tanto frequenti. E dopo la lezione che gli hai dato, difficilmente il royster si farà rivedere oggi.
- C'è un albero antichissimo qui - disse il giovane e il custode rimase interdetto: non era una domanda ma l'enunciazione di un dato di fatto.
Senza che glielo indicasse, si diresse verso il centro del parco dove si trovava un vecchio faggio. Era un gigante di oltre quaranta metri col tronco ingrossato che nascondeva una cavità alla base.
- E' questo? - chiese lei.
- Sì, finalmente l'ho trovato.
- Come facevi a sapere che era qui? - chiese l'uomo, stupito - Quasi nessuno lo conosce.
- Olis è appassionato di botanica - spiegò la ragazza, - conosce tutte le piante del parco.
Il custode lo guardò con rispetto: in un mondo di macchine e cemento quel giovane era una rarità.
Li lasciò ad ammirare l'albero e proseguì.
Qualche ora dopo, completato il suo giro, li trovò ancora lì.
Gli sembrò strano tanto interesse per quella vecchia pianta, ma non volle indagare.
- Ragazzi, - li avvisò - tra poco il parco chiuderà. Se non volete passare la notte all'addiaccio vi consiglio di affrettarvi a raggiungere l'uscita.
La coppia lo ringraziò amabilmente. Giovani d'altri tempi, - pensò quasi commosso - oggigiorno non c'è più rispetto per l'età.
Si diresse alla baracca vicino all'entrata per togliersi la divisa e cambiarsi d'abito.
Quando uscì, con la borsa sotto il braccio, notò i poliziotti.