Estratto INTO THE SUN
Capitolo I. La Piscina
Il sorriso si trasforma in un ghigno ma, per quanto antipatico mi risulti, non riesco non apprezzare i tratti del suo volto espressivo.
“Ho già visto una donna nuda,” dice con voce bassa e sensuale, un po' troppo sensuale.
“A occhio e croce direi che il numero non è esatto,” ribatto sarcastica.
“Ho già visto te nuda,” rettifica lui, analizzando il mio corpo con nonchalance. Ehi, ma non eravamo nella fase "occhi negli occhi"? E siamo passati al tu, ora? Gli faccio di nuovo segno di girarsi.
“Non sembri una ragazza timida,” osserva lui girandosi. “E dammi del tu,” aggiunge, tamburellando con le dita sul schienale di un sofà.
Mi infilo l'abito più veloce di un Marine (non che i Marines debbano mettersi degli abiti) e infilo il telo umido nel borsone, mentre con un occhio continuo a controllare il mio interlocutore. Posso distinguere i suoi muscoli sotto la camicia leggera e vedo chiaramente anche la pistola.
“Fatto, grazie. Un vero gentleman, non avevo dubbi,” mormoro, ironica. Si limita a guardarmi col sopracciglio alzato, riprendendo la mia borsa. Forse dovrei starmene zitta e chiudere questa faccenda quanto prima e senza danni. 
Ci incamminiamo verso il cancello e io mi guardo di nuovo intorno. La mia voce risuona prima che possa fermarla (e meno male che avevo deciso di star zitta):
“Questo posto è bellissimo! Così pieno di luce e pacifico, così diverso da... te.” Finisco la frase mordendomi la lingua.
“Hai ragione.” La sua voce suona malinconica, sorprendendomi un po'. Mi dà ragione, ho sentito bene? Non aggiunge altro e decido di ritirare l'offensiva:
“Ti chiedo di nuovo scusa e dico davvero. Come vedi, il cancello è aperto. Non immaginavo ci fosse un'altra proprietà, ma forse avrei dovuto...” Alzo le spalle impotente, davanti al grande cancello aperto.
“Non so nemmeno il tuo nome!” realizzo poi, sorpresa.
“Non me lo hai chiesto,” mi sorride lui. Che esasperazione.
“Dovevo farlo?” borbotto fra i denti.
“Non necessariamente.” Sembra avere tutto il tempo del mondo, standosene qui davanti a me e guardandomi come se fossi una bambina. Lo odio. No, invece mi piace.
I’m goin’ to take my time
I have all the time in the world
To make you mine
“Chi sei?” domando piano, scegliendo il melodramma.
“Questa è una domanda interessante,” osserva lui, enigmatico.
“Vero? Sempre meglio di Qual è il tuo nome?. Ma tu non risponderai, immagino.”
“Il mio nome è Sebastian,” glissa lui.
Sebastian, che nome insolito. Che uomo insolito.
“Bellissimo nome...” La mia bocca parla senza di me, la Jade senza freni che ho dentro dovrà essere messa a tacere uno di questi giorni. Spero senza dovergli sparare.
“Anche il tuo è un bel nome, degno dei tuoi occhi,” mi sorprende lui sussurrando le parole e guardando dritto nei miei occhi. Aiuto, com'è che siamo di nuovo così vicino? Posso sentire il suo profumo, posso sentire lui. Il cuore mi batte scioccamente più del dovuto e ciò che mi innervosisce di più è che anche lui può sentirlo.
“Vorrei bere qualcosa insieme a te stasera qui, a casa mia” mi intima lui, il suo viso vicinissimo al mio. La frase mi suona come uscita da un pessimo film romantico.
Che cosa?!
“Non è una domanda” osservo intelligentemente.
“No, non lo è” mi assicura con pazienza.
“Posso rifiutare?”
Le domande cretine si susseguono, sto dando il meglio di me! Tuttavia, controllo attentamente le sue reazioni alla ricerca di un punto debole, ma il suo viso è impenetrabile.
“No che non puoi.” Un bagliore di malizia gli attraversa gli occhi.